Il settore alimentare europeo torna nel mirino delle politiche commerciali statunitensi.
A partire dal 2 aprile, i nuovi dazi imposti dal presidente Trump minacciano di colpire le esportazioni agroalimentari europee, con particolare impatto sul lattiero-caseario italiano. Un allarme che coinvolge direttamente i produttori, tra cui noi del Caseificio Ignalat, che guardiamo con attenzione e consapevolezza agli sviluppi della situazione, reagendo con una visione strategica e resiliente a lungo termine.
Nonostante la situazione di incertezza, il comparto alimentare italiano sta vivendo un periodo di crescita significativa, con l’export che ha raggiunto la cifra record di 69,1 miliardi di euro. Tra i prodotti Made in Italy di punta ci sono proprio i formaggi e i latticini, che generano un giro d’affari di 5,4 miliardi di euro.
Tuttavia, la minaccia delle barriere doganali potrebbe mettere a rischio questa tendenza positiva. Negli ultimi mesi, si è registrato un aumento delle richieste da parte degli importatori americani, preoccupati di un possibile incremento dei prezzi a seguito delle nuove tariffe doganali. Se da un lato questo genera un picco positivo nelle esportazioni a breve termine, dall’altro ci pone davanti a una serie di interrogativi su come gestire la distribuzione e garantire la continuità dei nostri prodotti negli USA nel futuro.
QUALI I RISCHI CORRE LA PRODUZIONE ITALIANA?
Un eventuale aumento del 25% dei dazi doganali potrebbe avere effetti diretti sulla competitività dei formaggi tricolore negli Stati Uniti, uno dei mercati di riferimento per l’export alimentare italiano, che noi del Caseificio Ignalat vogliamo continuare a presidiare nel migliore dei modi.
“Abbiamo costruito solide relazioni con i distributori americani, portando le nostre specialità nella ristorazione gourmet e nel retail specializzato” spiega Vincenzo Ignazzi, CEO ed Export Manager del Caseificio Ignalat. “Ma un aumento dei prezzi potrebbe rallentare la nostra crescita e rendere meno accessibili e competitivi prodotti freschi come Burrata, Stracciatella e Mozzarella, rispetto a prodotti locali o di altri paesi esportatori”.
I precedenti non fanno ben sperare: l'ultima ondata di dazi imposta durante la presidenza Trump portò a una riduzione del 19% del valore delle esportazioni italiane di formaggi, con una perdita di oltre 6mila tonnellate e 65 milioni di euro in meno nel 2020.
LA STRATEGIA DEL CASEIFICIO IGNALAT
Di fronte a questa sfida, il nostro approccio mira a guardare avanti con pragmatismo, adottando una strategia consapevole e lungimirante di diversificazione del mercato, per non sbilanciarci troppo su un unico sbocco commerciale.
“Non possiamo permetterci di dipendere esclusivamente da un solo mercato” sottolinea Ignazzi. “Per questo continuiamo a rafforzare la nostra presenza in Europa e a concentrarci su mercati emergenti come Canada, Singapore e Medio Oriente, dove il Made in Italy è sempre più apprezzato”.
Puntare sulla qualità rimane la carta vincente: “Lavoriamo per differenziare i nostri formaggi attraverso la loro eccellenza artigianale. Il consumatore americano ha dimostrato di essere disposto a pagare per un prodotto autentico e di nicchia, ed è su questo che vogliamo investire”.
Le sfide commerciali possono cambiare le regole del gioco, ma non la vocazione delle aziende italiane a portare l’eccellenza e la tradizione gastronomica tricolore nel mondo.
Noi del Caseificio Ignalat siamo pronti ad adattare, a innovare e rafforzare la nostra presenza globale, certi che la nostra visione ci permetterà di superare anche questa sfida. Perché il vero valore non si misura solo con i numeri, ma con la capacità di trasformare le difficoltà in nuove opportunità commerciali.